il compagno perfetto

Torni a lui solo per estrema necessità. Quando ti accorgi che non c’è nessun altro su cui contare, che tutti ti hanno abbandonato.
Eppure lui ti aspetta, fedele. E fedele riparte, al tuo fianco. Si ricorda di te, nella sua memoria sono ben impressi gli ultimi messaggi che vi siete mandati.

Resta con te finchè lo vorrai, con tutta la sua capacità di resistere agli urti violenti della vita, con la sua carica infinita, con la sua semplicità e chiarezza. Con il dono incompreso di non farti perdere tempo in cose che, quando ci sono altri, ti sembrano fondamentali.

 

Grazie, amato Nokia preistorico.

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il compagno perfetto

prima volta in bicicletta

Se l’è portata dietro come un cavallo zoppo per tutta l’estate scorsa, spingendola nelle salite e nelle discese di Durlo. Guardava sfrecciare i suoi amichetti, pedalare veloci sulle loro bici con le rotelle. Ma lui le rotelle sulla sua non ce le aveva. ” Domani le compriamo”, gli ho ripetuto troppe volte. Lui mi rispondeva chiedendomi di portargli la sua bici senza pedali, la bici di Sulmona, per vedere se quella funzionava. Nemmeno in quello l’ho assecondato, pensando che se avesse avuto quella davvero non sarebbe mai salito su una bici normale.

Lui ha aspettato. Non era insistente, lamentoso, preoccupato. Non sembrava sentirsi inferiore agli altri. Dava proprio l’idea di uno che sa che arriverà il momento, e per questo valeva la pena portarsela ovunque, quella biciclettina gialla.

Perchè il momento giusto mica ti avvisa, quando arriva; e allora tocca stare sempre pronti, sempre con le mani sul manubrio pronte a partire.

La mia attesa era meno serena. Mi scocciava caricarmi in macchina questa bici sterile, fissare questi pedali sempre fermi. Non mi rassegnavo a quella catena caduta di cui nessuno si accorgeva. Ero impaziente, ecco. E allora ho provato a tenergli il sellino, a reggergli il volante, a sospingerlo. Durava un pò, mi chiedeva di aiutarlo, ma poi tornava al suo stile, alla sua indipendenza di pedone con bicicletta.

Poi il momento è arrivato. L’ho visto dalla finestra, all’improvviso. Il Nano in sella alla bici, i piedi sollevati sui pedali, in equilibrio, in discesa.
Facile, mi sono detta. La usa come quella senza pedali. Però forse….forse vale la pena provare.

“Nano, vuoi imparare a pedalare?”. Lui sorride mentre gli reggo il sellino. Il tempo di mettere i piedi sui pedali, intraprendere la discesa. Mi aspetto che appoggi i piedi, mi guardi soddisfatto del suo equilibrio e riparta da qui. Invece no. E’ il momento giusto.
Lui comincia a pedalare. Da solo. All’improvviso. Il manubrio gli trema per l’emozione. Ma non smette di pedalare, e di ridere.

Io mi commuovo più che di fronte ai suoi primi passi, perchè in questo suo prendere il volo e la distanza da me vedo il mio Nanetto crescere, cambiare, incarnarsi in uno dei cosiddetti “scatti di crescita”.

Ora, ancor più di prima, mi semini figlio mio: io resto dietro, guardo la tua scia andare a zig zag con euforia. Che sia una strada felice, Nano, ovunque ti porterà. DSC_0125.JPG

 

prima volta in bicicletta

Madri diverse

Nano è stato allattamento esclusivo fino a 7 mesi e complementare fino a 18 mesi; pannolini lavabili dalla nascita; addormentamento solo in fascia; graffiti sui muri imbiancati; cetrioli per merenda; febbre abbassata con le pezze bagnate.

Creatura è un cucchiaino di gelato e una fetta di ananas a 5 mesi; pannolini usa e getta come se non ci fosse domani; addirittura in biberon per l’acqua e un ciuccio. È lasciarlo piangere per fare una doccia e chiedere a nonna di portarlo in carrozzina mentre lavoro al PC.

Mio marito dice che sono cambiata. Credo sia un modo elegante per dire che sono rincretinita, ammosciata, e che non porto nulla a termine.

Quasi certamente è così.

Io provo a giustificarsi pensando che non solo i figli non son tutti uguali. Ma nemmeno lo stesso figlio in tempi diverso è uguale. E tantomeno una madre è sempre uguale, in giorni diversi e con figli diversi.

Questo non significa non amare, amare meno, fare privilegi, abbassare il tiro. Per me significa accogliere il qui e ora, stare e ascoltare il presente, senza pregiudizi. Sarà sempre e comunque un Capolavoro diverso da quello che avevamo pensato.

Madri diverse

Network marketing

Confesso a Dio Onnipotente (che già lo dovrebbe sapere) e a voi fratelli che ho anch’io praticato (poco) il network marketing.

Inutile spiegare cos’è. Ciascuno di noi ha un’amica che vende profumi, ammorbidenti, integratori alimentari, cosmesi naturali, pubblicità, aria fritta, oggetti imperdibili ed inutili. Vende per fare punti, crea rete per fare punti, cerca contatti per fare punti, fidelizza per fare punti. Perché i punti si trasformano in bonus, percentuali, piccioli insomma. Vende insomma per il sacrosanto diritto di guadagnare, come tutti i commercianti.

Ma mai e poi mai si presenterebbe come un venditore. Perché chi fa network è uno che ha svoltato, cambiato vita, trovato l’isola felice in cui si guadagna senza faticare. Così almeno racconta a te, povero sfigato che fai 60 km al giorno per lavorare 8 ore in un posto insalubre.

Te lo vendono come un prodotto a ottimo prezzo; meglio, come un lavoro senza prezzo.

Invece il prezzo c’è. E a mio avviso anche alto.

Il prezzo è sottomettere ogni relazione all’ opportunità di guadagnare, rischiando che le tue amiche si chiedano, prima di rispondere alle tue telefonate, se vuoi sapere come stanno o se hanno finito il dentifricio.

Il prezzo è fregarsene del benessere mondiale, a partire da quello del tuo vicino fino all’ ultimo abitante del Congo. L’importante è che comprino. Perché la felicità, così ti dicono, è il tuo benessere. E il tuo benessere è la vacanza, l’auto di lusso, la villa. E l’ostentazione di tutto questo.  Invece io credo che non possa esserci felicità, se il benessere non è condiviso e condivisibile.

Mi hanno detto che tanto la gente consuma uguale, quindi non è che se non compra da te salvi il pianeta. Forse è vero. Ma se io non ho interessi di fronte al comprare, buttare, sprecare, ricomprare, forse potremmo cercare soluzioni assieme. Potremmo farci il sapone e il pane in casa, e accorgerci che una passeggiata mano nella mano con un amore è più potente di un super vitaminico.

Mi hanno detto che tu non obblighi nessuno. Ma ciascuno di noi, pensando alle famose amiche di prima, avrà presente delle “proposte” a cui è difficile dir di no: perché vabbe magari mi serve, perché almeno la pianti, perché hai bisogno pure tu di lavorare.

È vero che funziona. Che si può guadagnare, anche tanto. Che si può andare in vacanza due volte al mese. Che lavori quando vuoi.

Ma forse è provabile che quando sarai un po più vecchio, e la mano ti tremera’ oltre misura, non ci saranno molti vicino a te a tenerti gratuitamente la tazza, sorridendoti con amicizia. E allora a che serve?

 

Network marketing

madri single

Domani è la festa del papà.
Delle filastrocche imparate per metà ma che commuovono uguale, delle manine stampate sul didò, del disco orario  a forma di tartaruga, delle cravatte e dei cioccolatini a forma di pipa. E’ il giorno in cui i figli faranno una visita al padre in casa di riposo – e meno male cade di domenica sennò sta settimana mi toccava due volte-, o porteranno un fiore su una lapide – chiedendo scusa per tutte le opportunità mancate-.

Ma questo domani.

Intanto stasera è il tempo delle madri single. Di quelle che rimboccano le coperte e poi si rialzano per lavare i piatti della cena, fare un’ultima lavatrice, preparare i vestiti puliti per l’indomani. Che toccherà alzarsi, senza baci e senza profumo di caffè che si diffonde dalla cucina, darsi un tono per sè, per il mondo, per quella creaturina che ancora si nasconde tra le lenzuola e ha in sua madre l’unico punto fermo.
Instabile, stanca, irascibile, scostante, stanca (già detto?), ansiosa: ma presente. Ingombrante, a volte, per cercare di camuffare il buco di un padre che non c’è.
Perchè lontano per lavoro, per amori nuovi, perchè ignaro di avere figli, perchè troppo giovane per assumersene la responsabilità, perchè mancato troppo presto, perchè allontanato dalla giustizia per la sua violenza, perchè hanno separato dai figli, oltre che dalle mogli. E mentre si guarderanno allo specchio, questa sera, togliendosi il filo di trucco rimasto e il mascara un pò sbavato dai bacetti della buonanotte, spereranno che le maestre se la siano dimenticata la filastrocca, che i loro figli non chiedano, anche quest’anno: “dove lo metto il regalo per papà?”, che  ce la facciano.
Come ce la fanno loro, le madri. Ogni giorno, con un faticoso sorriso.

 

 

 

madri single

bonus bebè

Da quando ci sono Nano e Creatura la mia vita è cambiata. Com’era prevedibile.
Quello che era meno prevedibile era l’ampiezza del loro raggio d’azione.

Nella borsa ho pannolini e stelle filanti, rossetti senza tappo e fazzoletti muccolosi-sbaucciosi con cui all’occorrenza pulisco gli occhiali;
nelle tasche dei cappotti macchinine anti-noia e un sassolino regalo;
nel box doccia il guanto scrub-pelle-da-strafiga è stato sostituito dall’innaffiatoio da spiaggia. Molto più divertente in effetti.
La cassapanca della legna viene svuotata due volte al giorno per diventare casetta, nave, rifugio antiatomico, garage dei giocattoli. E raramente viene ri riempita. Perchè nel frattempo i ceppi sono diventati slalom,  scarpe col tacco, rampe di lancio.

Le tessere del portafoglio sono sempre in un posto diverso da dove le avevo messe, perchè in macchina ci salvano dalla distruzione dell’abitacolo.
Resto pulita e profumata per ben 15 minuti dopo la doccia, prima i ritrovarmi di nuovo spisciata, sbaucciata, salivata.

Dopo su un fianco: a volte quello di Gioele, a volte quello di Elia.
Sono sempre l’ultima ad andare a letto e ad uscire di casa,  la prima a svegliarmi e che veste tutti.

Nel cv potrei scrivere di aver acquisito flessibilità, intraprendenza, senso di responsabilità, menagment: il che mi faciliterà nel non trovare lavoro.

La mia vita si è complicata, infittita, decentrata. Ed è diventata un prodigio impagabile.

 

 

 

bonus bebè

sono qui con te

Quando Creatura inizia a piangere, la prima reazione è prenderlo in braccio, battergli la mano sul culetto in modo rassicurante e ripetere un perentorio “no..no…no…” Non piangere, non star male, non fare così, su su fatti coraggio, non è niente, passerà: forse è più o meno questo quello che vorrei dirgli.
Vale come il “condoglianze” frettoloso e informale che ti viene rivolto da una vecchia sconosciuta al funerale di tu padre. Non solo non serve, ma è addirittura irritante. Se non ci fosse nulla per cui piangere non piangerei, mamma. Se fosse facile lo affronterei, se non avessi bisogno di te non chiederei in modo così forte.

Mi accorgo presto che  questo non sortisce effetto. E la mamma razionale (?) prova a fargli mille domande: “Cosa c’è piccolo? che succede? hai mal di pancia? male alle orecchie? hai sonno? ti scappa la cacca? Qualcosa non va? Ti senti solo? Ti sei spaventato?”. Gli cambio mille volte posizione, ritmo di dondolio, ninna nanna. Finisco per innervosismi. Perchè non mi rispondi? Perchè non ti aggiusti? perchè non sono capace?
Ci logoriamo entrambi in sterili perchè, e finiamo spesso per piangere entrambi.

Lui piange da tanto, non so più da quanto. Sento di aver esaurito le mie risorse e le mie risposte, lui ha quasi finito il fiato.
E allora, ogni volta, mi ritrovo a sussurrargli una cantilena, un mantra, sempre lo stesso. Sono qui con te, sono qui con te. Non ho risposte, bambino mio, non so se saprò aiutarti, nè ora nè in futuro. Non posso alleviare i tuoi dolori, le tue pene, il tuo senso di smarrimento. La vita ha in serbo dolori che solo tu potrai affrontare, nonostante sia per me inaccettabile per me ora anche solo pensarlo. Non posso fare nulla, ma sto qui con te. Rimango. Resto. Non ti lascio solo. Porto con te questo pianto incessante, questa stanchezza, questa fatica. Scelgo te, e non una soluzione, non un rimedio. Scelgo te, comunque tu stia.

E, sempre, miracolosamente, pian piano lui si calma, si addormenta. E io con lui.

sono qui con te