Madri diverse

Nano è stato allattamento esclusivo fino a 7 mesi e complementare fino a 18 mesi; pannolini lavabili dalla nascita; addormentamento solo in fascia; graffiti sui muri imbiancati; cetrioli per merenda; febbre abbassata con le pezze bagnate.

Creatura è un cucchiaino di gelato e una fetta di ananas a 5 mesi; pannolini usa e getta come se non ci fosse domani; addirittura in biberon per l’acqua e un ciuccio. È lasciarlo piangere per fare una doccia e chiedere a nonna di portarlo in carrozzina mentre lavoro al PC.

Mio marito dice che sono cambiata. Credo sia un modo elegante per dire che sono rincretinita, ammosciata, e che non porto nulla a termine.

Quasi certamente è così.

Io provo a giustificarsi pensando che non solo i figli non son tutti uguali. Ma nemmeno lo stesso figlio in tempi diverso è uguale. E tantomeno una madre è sempre uguale, in giorni diversi e con figli diversi.

Questo non significa non amare, amare meno, fare privilegi, abbassare il tiro. Per me significa accogliere il qui e ora, stare e ascoltare il presente, senza pregiudizi. Sarà sempre e comunque un Capolavoro diverso da quello che avevamo pensato.

Madri diverse

Network marketing

Confesso a Dio Onnipotente (che già lo dovrebbe sapere) e a voi fratelli che ho anch’io praticato (poco) il network marketing.

Inutile spiegare cos’è. Ciascuno di noi ha un’amica che vende profumi, ammorbidenti, integratori alimentari, cosmesi naturali, pubblicità, aria fritta, oggetti imperdibili ed inutili. Vende per fare punti, crea rete per fare punti, cerca contatti per fare punti, fidelizza per fare punti. Perché i punti si trasformano in bonus, percentuali, piccioli insomma. Vende insomma per il sacrosanto diritto di guadagnare, come tutti i commercianti.

Ma mai e poi mai si presenterebbe come un venditore. Perché chi fa network è uno che ha svoltato, cambiato vita, trovato l’isola felice in cui si guadagna senza faticare. Così almeno racconta a te, povero sfigato che fai 60 km al giorno per lavorare 8 ore in un posto insalubre.

Te lo vendono come un prodotto a ottimo prezzo; meglio, come un lavoro senza prezzo.

Invece il prezzo c’è. E a mio avviso anche alto.

Il prezzo è sottomettere ogni relazione all’ opportunità di guadagnare, rischiando che le tue amiche si chiedano, prima di rispondere alle tue telefonate, se vuoi sapere come stanno o se hanno finito il dentifricio.

Il prezzo è fregarsene del benessere mondiale, a partire da quello del tuo vicino fino all’ ultimo abitante del Congo. L’importante è che comprino. Perché la felicità, così ti dicono, è il tuo benessere. E il tuo benessere è la vacanza, l’auto di lusso, la villa. E l’ostentazione di tutto questo.  Invece io credo che non possa esserci felicità, se il benessere non è condiviso e condivisibile.

Mi hanno detto che tanto la gente consuma uguale, quindi non è che se non compra da te salvi il pianeta. Forse è vero. Ma se io non ho interessi di fronte al comprare, buttare, sprecare, ricomprare, forse potremmo cercare soluzioni assieme. Potremmo farci il sapone e il pane in casa, e accorgerci che una passeggiata mano nella mano con un amore è più potente di un super vitaminico.

Mi hanno detto che tu non obblighi nessuno. Ma ciascuno di noi, pensando alle famose amiche di prima, avrà presente delle “proposte” a cui è difficile dir di no: perché vabbe magari mi serve, perché almeno la pianti, perché hai bisogno pure tu di lavorare.

È vero che funziona. Che si può guadagnare, anche tanto. Che si può andare in vacanza due volte al mese. Che lavori quando vuoi.

Ma forse è provabile che quando sarai un po più vecchio, e la mano ti tremera’ oltre misura, non ci saranno molti vicino a te a tenerti gratuitamente la tazza, sorridendoti con amicizia. E allora a che serve?

 

Network marketing

madri single

Domani è la festa del papà.
Delle filastrocche imparate per metà ma che commuovono uguale, delle manine stampate sul didò, del disco orario  a forma di tartaruga, delle cravatte e dei cioccolatini a forma di pipa. E’ il giorno in cui i figli faranno una visita al padre in casa di riposo – e meno male cade di domenica sennò sta settimana mi toccava due volte-, o porteranno un fiore su una lapide – chiedendo scusa per tutte le opportunità mancate-.

Ma questo domani.

Intanto stasera è il tempo delle madri single. Di quelle che rimboccano le coperte e poi si rialzano per lavare i piatti della cena, fare un’ultima lavatrice, preparare i vestiti puliti per l’indomani. Che toccherà alzarsi, senza baci e senza profumo di caffè che si diffonde dalla cucina, darsi un tono per sè, per il mondo, per quella creaturina che ancora si nasconde tra le lenzuola e ha in sua madre l’unico punto fermo.
Instabile, stanca, irascibile, scostante, stanca (già detto?), ansiosa: ma presente. Ingombrante, a volte, per cercare di camuffare il buco di un padre che non c’è.
Perchè lontano per lavoro, per amori nuovi, perchè ignaro di avere figli, perchè troppo giovane per assumersene la responsabilità, perchè mancato troppo presto, perchè allontanato dalla giustizia per la sua violenza, perchè hanno separato dai figli, oltre che dalle mogli. E mentre si guarderanno allo specchio, questa sera, togliendosi il filo di trucco rimasto e il mascara un pò sbavato dai bacetti della buonanotte, spereranno che le maestre se la siano dimenticata la filastrocca, che i loro figli non chiedano, anche quest’anno: “dove lo metto il regalo per papà?”, che  ce la facciano.
Come ce la fanno loro, le madri. Ogni giorno, con un faticoso sorriso.

 

 

 

madri single

bonus bebè

Da quando ci sono Nano e Creatura la mia vita è cambiata. Com’era prevedibile.
Quello che era meno prevedibile era l’ampiezza del loro raggio d’azione.

Nella borsa ho pannolini e stelle filanti, rossetti senza tappo e fazzoletti muccolosi-sbaucciosi con cui all’occorrenza pulisco gli occhiali;
nelle tasche dei cappotti macchinine anti-noia e un sassolino regalo;
nel box doccia il guanto scrub-pelle-da-strafiga è stato sostituito dall’innaffiatoio da spiaggia. Molto più divertente in effetti.
La cassapanca della legna viene svuotata due volte al giorno per diventare casetta, nave, rifugio antiatomico, garage dei giocattoli. E raramente viene ri riempita. Perchè nel frattempo i ceppi sono diventati slalom,  scarpe col tacco, rampe di lancio.

Le tessere del portafoglio sono sempre in un posto diverso da dove le avevo messe, perchè in macchina ci salvano dalla distruzione dell’abitacolo.
Resto pulita e profumata per ben 15 minuti dopo la doccia, prima i ritrovarmi di nuovo spisciata, sbaucciata, salivata.

Dopo su un fianco: a volte quello di Gioele, a volte quello di Elia.
Sono sempre l’ultima ad andare a letto e ad uscire di casa,  la prima a svegliarmi e che veste tutti.

Nel cv potrei scrivere di aver acquisito flessibilità, intraprendenza, senso di responsabilità, menagment: il che mi faciliterà nel non trovare lavoro.

La mia vita si è complicata, infittita, decentrata. Ed è diventata un prodigio impagabile.

 

 

 

bonus bebè

sono qui con te

Quando Creatura inizia a piangere, la prima reazione è prenderlo in braccio, battergli la mano sul culetto in modo rassicurante e ripetere un perentorio “no..no…no…” Non piangere, non star male, non fare così, su su fatti coraggio, non è niente, passerà: forse è più o meno questo quello che vorrei dirgli.
Vale come il “condoglianze” frettoloso e informale che ti viene rivolto da una vecchia sconosciuta al funerale di tu padre. Non solo non serve, ma è addirittura irritante. Se non ci fosse nulla per cui piangere non piangerei, mamma. Se fosse facile lo affronterei, se non avessi bisogno di te non chiederei in modo così forte.

Mi accorgo presto che  questo non sortisce effetto. E la mamma razionale (?) prova a fargli mille domande: “Cosa c’è piccolo? che succede? hai mal di pancia? male alle orecchie? hai sonno? ti scappa la cacca? Qualcosa non va? Ti senti solo? Ti sei spaventato?”. Gli cambio mille volte posizione, ritmo di dondolio, ninna nanna. Finisco per innervosismi. Perchè non mi rispondi? Perchè non ti aggiusti? perchè non sono capace?
Ci logoriamo entrambi in sterili perchè, e finiamo spesso per piangere entrambi.

Lui piange da tanto, non so più da quanto. Sento di aver esaurito le mie risorse e le mie risposte, lui ha quasi finito il fiato.
E allora, ogni volta, mi ritrovo a sussurrargli una cantilena, un mantra, sempre lo stesso. Sono qui con te, sono qui con te. Non ho risposte, bambino mio, non so se saprò aiutarti, nè ora nè in futuro. Non posso alleviare i tuoi dolori, le tue pene, il tuo senso di smarrimento. La vita ha in serbo dolori che solo tu potrai affrontare, nonostante sia per me inaccettabile per me ora anche solo pensarlo. Non posso fare nulla, ma sto qui con te. Rimango. Resto. Non ti lascio solo. Porto con te questo pianto incessante, questa stanchezza, questa fatica. Scelgo te, e non una soluzione, non un rimedio. Scelgo te, comunque tu stia.

E, sempre, miracolosamente, pian piano lui si calma, si addormenta. E io con lui.

sono qui con te

quattro

Tu, che hai forgiato la nostra radicalità genitoriale e l’hai smontata giorno dopo giorno;
Tu, che ritorni da scuola e dici “Niente”, e poi a ora di cena non stai zitto un attimo per raccontare tutto. E nonostante questo riesci a mangiare il doppio degli altri.
Tu che fai colazione coi cetrioli e merenda coi cavolfiori crudi, ma scansi i pezzetti di prezzemolo tritato dalla pasta perchè sono erbette.
Tu che “mamma non sono stanco!”, e un attimo dopo dormi sul divano;
tu che “me l’avevi promesso!” anche ai muti e agli assenti.
Tu che non impasti per non sporcarti, ma poi ti infanghi nella stalla fino alle ascelle.
Tu che fino a ieri non conoscevi la TV, e oggi non ne faresti a meno;
Tu che stravedi per i pjmask, tanto da farmi cucire un costume, a me che non so infilare un filo nell’ago; vestito che però non hai voluto indossare.
Tu, che per giorni mi hai chiesto di andare a scuola e poi ogni giorno mi chiedi di stare a casa. Al mattino piangi per andare, al pomeriggio per restare.

Tu che “mamma, sono brutti i tuoi baci”, e guai se non ti rincorro per dartene altri mille.
Tu che ti prendi le mie urla quando rovesci un bicchiere,  e mi mostri come si può riderne quando io faccio lo stesso errore.
Tu, pesci ascendenti gemelli, che coi tuoi due segni doppi ci fai innamorare e impazzire, ci metti alla costante ricerca di te. Tu che sei sempre altro, sempre altrove.
Tu che accetti qualunque cosa dopo cena: film, giochi, coccole, disegni…purchè si finisca con una storia.
Tu che forse saresti stato felice anche da figlio unico, ma ti preoccupi sempre di dove sia tuo fratello.
Tu che ami le lettere e le macchinine.
Tu che mi chiedi cosa significhi “intruso”, “nostalgia”, “dedizione”. E mi fai riscoprire con te il valore delle parole.

Tu che mi sembri già così grande, fino a che ti appallottoli per dormire nel tuo pigiama di spiderman.
Tu, bambino mio, piccolo uomo. Tu, quattro anni.
Benvenuto nell’età dei “se”, degli “e poi..”, dei “ma io”, del “faccio da solo”.
E’ meraviglioso crescere con te, grazie sempre.

 

 

quattro

desiderio di figli

Quando una coppia inizia a desiderare un figlio,
a immaginarsi lei col pancione,
a vedere una cameretta dove ora c’è uno studio,
a sorridere con tenerezza degli amici papà che cambiano un pannolino,
invece che sfotterli senza pietà,

allora, ecco,
quel figlio è già lì.
Prima della biologia, della chimica, dell’1+1,
dei calcoli dell’ovulazione, prima delle nausee e  del Caso.

I figli nascono già col Desiderio. Col Desiderio di un amore che supera il due, che è pronto a esporsi al “dolore dell’incertezza di stare agendo correttamente e dalla paura di perdere qualcuno tanto amato” (Saramago)

A volte possono occorrere anni prima che quel bambino si mostri.
A volte resta invisibile per tutta una vita, e se non diventa un’ossessione, è una dolce forma di genitorialità, come il ricordo di un nonno amato.
A volte il test ne rivela la presenza prima che il desiderio venga detto, condiviso, reso palese.

E ai futuri genitori può capitare si vederla, quella piccola Creatura che li attende, mentre socchiudono gli occhi dopo aver fatto l’amore, posando distrattamente lo sguardo su un cuscino del divano, o di sentirlo ridere in un’altra stanza. Basterà questo desiderio incarnato e nascosto, a cambiare le loro vite.

desiderio di figli