Aurea in fiamme

Penso che anche i luoghi abbiano un’anima. Che anche le case, le piazze, le città, i boschi e le montagne abbiano un’aurea energetica, capace di mettersi in connessione con gli altri esseri e di dare o togliere forza.

Ce ne accorgiamo tutti quando entriamo in qualche ufficio e sentiamo mancarci l’aria, o quando in una piccola radura sentiamo che respiro ci si allarga e raggiunge l’infinito.

In questi anni ho cambiato più volte casa ho imparato via via ad ascoltare il respiro dei muri ancora vuoti, ad ascoltare la voce silenziosa delle stanze che avrei riempito. Ma più ancora che la sola casa, e l’ intorno che ne colora le vibrazioni. Il terrazzo, il cortile, il giardino, l’orto. Ma anche la chiacchiera con i vicini, il vocio del mercato sotto casa, le liti fuori del bar, i baci contro il muro.

Sto imparando che anche tutto questo è uno spazio ad abitare, da vedere, in cui prendersi cura. È la casa oltre la casa.

Quando ho visto per la prima volta la casa alla Badia di Sulmona, questa sensazione è stata particolarmente chiara. Avere come dirimpettaia l’abbazia Celestiniana, poter fare l’orto dove i monaci fecero l’orto botanico, sentire l’ombra sul cortile del Monte Morrone, con il suo eremo, guardare fuori dalla finestra e incontrare lo sguardo silente della Grande Madre, la Majella. Tutto questo mi ha fatto sentire fin dal primo giorno in un luogo sacro. E sacri dovevano essere i gesti per conservarlo e custodirlo nella sua bellezza.

 

Questi luoghi bruciano da ormai 13 giorni. Per mano di incendiari che restano nel buio, mentre le montagne, che sono diventate anche le mie montagne, non riescono più a gustarsi le notti estive.

Provo rabbia, e profondo dolore. Perché nonostante ora io non abiti più lì, sento che la sacralità di quei luoghi ancora è in connessione con me.

Ed è per questo che che provo a fare l’unica cosa che attualmente mi sembra il mio potere. Prendermi cura di me, del mio corpo, del mio spirito, della mia aurea. Provo a volermi più bene che posso, provo a fare primavera in me, perché questo rinnovarsi Soffi via tutta la fuliggine.

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Aurea in fiamme

Morrone in fiamme

Abruzzese da parte di padre. Dirà questo di sé, da adulto.

Forse già ora lo sente che queste montagne che bruciano da giorni sono anche sue. Ed è per questo che ha diritto di esprimere la sua rabbia e il suo dolore.Lo fa come lo fanno tutti i bambini:facendo domande e ipotesi. Chiede dove scappano gli animali, se gli alberi poi ricrescono, dove dormono i suoi amici evaquati da casa, se il fuoco arriva anche nel nostro giardino, se gli uccelli scappano in volo  e se ci vedono col fumo.

Parla da ore di fuoco e acqua, pompieri e innaffiatoi da portare a mano da tutte le case della città, di pioggia di cenere che non doveva proprio entrare nelle nostra finestra.

Chiede anche dei cattivi. Chiede chi sono, se vogliono ucciderci con l’accendino, se può tenere la sua spada vicino al letto. Chiede se anche i cattivi diventano vecchi e muoiono, e vanno in cielo dove andiamo noi. Chiede se possiamo parlarci, quando li incontreremo in Cielo per dirgli che lui ha avuto paura di dormire da solo, la notte in cui loro hanno bruciato la sua montagna.

Io non ho risposte. Chiedo anche io, con lui, solo pioggia…IMG-20170820-WA0002

 

Morrone in fiamme

Senza parole (scritte)

Ultimamente la mia voglia di scrivere e raccontarmi è frenata dai tanti equivoci e malintesi che vedo nascere di fronte al testo scritto.

O meglio, non per il testo scritto in sé, ma per la mancanza di desiderio di comprendere ciò che le parole, anche quelle scritte velocemente, con troppi emoticon e puntini, vorrebbero esprimere.

E per risolvere questo non basta scrivere meglio. Non basta correggere la forma, mediare nel linguaggio.

Davanti a chi non vuole incontrare, capire, accogliere non trovo ancora soluzione.

Senza parole (scritte)

festa della nascita

Domenica abbiamo celebrato la Nascita di Elia! Lo so che ha già 7 mesi, lo so che è bell’e pasciuto, lo so che “che roba è?!”, ma insomma, mica si poteva dare per scontato un Dono così, mica si poteva fare finta di niente di fronte alla Vita che si regala e rinnova con generosità!

Abbiamo bisogno di passaggi, di magia, di riti, che rendano speciali i giorni normali. Abbiamo bisogno di amiche volpi, che ricordino il colore del grano.

Abbiamo radunato tutti i nostri amici e parenti  per un pic nic…. Poi ci siamo svegliati e diluviava! Ho avuto una crisi di pianto-isteria-solitudine-malinconia-nervoso; poi ho guardato mia madre, che come una leonessa liberava il garage e vi trasferiva la festa, col sorriso più forte della fatica e mi sono ripresa!

C’è chi diceva “passerà”, chi “è l’ultimo scroscio”chi “è il clima giusto: la vita nasce dall’acqua”, chi gioiva per i fagioli nell’orto. Io guardavo Creatura, un pò di sottecchi: è vero che il tuo messaggio per me è, da appena concepito, quello di imparare ad accogliere la vita, gli eventi, senza troppi programmi, paranoie, filosofie. Grazie della tenacia con coi mi ricordi che vale la pena esserci in ogni caso, anche se le condizioni sono diverse da quelle previste ma…non potevi aspettare lunedì per il ripasso del programma?! Non avrebbe avuto la stessa efficacia, eh?!

Accolto il messaggio, è tornato il sole. Manco a dirlo. Così abbiamo potuto fare il “rito pagano” su cui vengo presa in giro da mesi!

Io e il papà abbiamo letto a due voci il racconto della nascita…le due versioni del parto, per ridere in poesia.DSC_0400

Abbiamo messo a dimora un albero di noce. L’ha scelto la bisnonna Anna: “è una pianta nostrana. E mettetela sul piano così vado bene a raccogliere noci”. Ha sorvolato sul fatto che la pianta delle streghe, attorno alla quale si sono raccolte proprio nella notte di S. Giovanni. Sotto le sue radici, c’è la placenta di Elia. Mi emoziona sempre, questa sacca energetica, le sono riconoscente, perciò sono orgogliosa di darle onore.DSC_0435DSC_0446

Poi ecco le fate madrine! Cinque donne, anime grandi, presenza di luce, con il potere di fare un dono per la vita al piccolo, come accade nelle fiabe. hanno donato un seme simbolico, che lui potrà coltivare e veder fiorire.

Le sue fate hanno messo  nella sua culla: DSC_0478.JPGla capacità di rialzarsi dopo le cadute, il sapersi “affrettare lentamente”, la perseveranza, la magnanimità, l’essere guardato da due genitori che si tengono per mano.

Lui per il momento si è ciucciato il suoi doni…se li assapora!

 

 

Per fare una fata madrina ci vogliono…10 padrini! E così tutti gli uomini, incoronati di rosmarino, hanno lanciato il loro augurio a Elia. Il padre è colui che mette le ali, che segna la direzione di volo, che permette di allontanarsi, conoscendo la via del ritorno. Così ognuno di loro, senza dir nulla, ha scritto il proprio augurio di volo in un palloncino che (nonostante la pioggia) si è staccato da terra.

E poi giochi coi bambini, chiacchiere, una quantità brasiliana di cibo, vino, birra, torta, risate, piedi nell’erba. In sottofondo, un continuo e sussurrato GRAZIE condiviso per la Vita di questo bambino.

festa della nascita

Liberi di vaccinare

Mi preoccupa questi accanimento politico e mediatico sui vaccini.

Perché sono madre di due nani non vaccinati, certo; perché non ce li ho dai 500 ai 7.000€ l’uno per la penale,pure; perché mi cago addosso all’idea che mi sospendano la responsabilità genitoriale,ovvio.

Ma forse sarei preoccupata anche se fossero vaccinati, se andassero a scuola dalle suore e mangiassero caramelle gommose a colazione. (La summa dei mali, insomma!!)

Perché in gioco non c’è solo un intervento sanitario (sulla cui urgenza e utilità si può discutere,credo serenamente); la posta è la libertà dei genitori rispetto ai loro figli, e dei figli rispetto a se stessi.

Ci siamo abituati in silenzio all’ obbligo scolastico fino a 18 anni, rassegnandoci a ragazzi grossi come uomini, con la forza delle mani spenta da un banco troppo piccolo, che non tiene conto dei loro talenti.

Abbiamo normalizzato i protocolli sanitari di visite, analisi, calendari che scandiscono la gravidanza i primi anni di vita dei bambini, senza nemmeno più chiederci se non possa esistere un’altra strada.

Ora ci impongono 12 vaccini. Dopo scendo a convincerci in modo ragionevole lo fanno con il ricatto, come fanno quei genitori stanchi quei bambini con i quali non hanno costruito una relazione.

Mi spaventano i totalitarismi, e decisioni calate dall’alto, le scelte decise da pochi per tutti. mi spaventano le ingerenze, la mancanza di rispetto, incapacità di ascolto. Mi spaventa la possibilità di abituarsi a tutto questo,di trovare sollievo dal fatto che c’è sempre qualcun altro che pensa a noi, che risolve le nostre domande.

 

 

 

 

 

 

Liberi di vaccinare

Un minuto di silenzio

L’hobbit medio ha 17 anni. L’età delle domande, dei silenzi, della la rabbia che scoppia all’improvviso, dei sogni che crescono più velocemente dei peli e dei muscoli, dei progetti che cambiano forma.

L’età dei desideri e delle paure.

L’età in cui l’altro ti specchia a tal punto che spesso ti riconosci più nel tuo compagno che nell’immagine che ti riflette al mattino.

Nella sua scuola è morto un ragazzo. Un Ragazzo di 17 anni, come lui. Che come lui e tutti i suoi compagni era probabilmente un frutto ancora acerbo di una bellezza in divenire, un mix di ormoni e rap, un impasto di serie tv ed emozioni.

Non Lo conoscevamo questo ragazzo, eppure oggi sentiamo che ha qualcosa da dirci, che c’è qualcosa che vorremmo dirgli. Perché non ce la possiamo tener dentro tutta questa malinconia, questa rabbia, questa angoscia. Abbiamo bisogno di guardarlo questo pezzo di specchio andato in frantumi, per non tagliarci le mani.

La risposta della scuola è stato un minuto di silenzio. E questo non fa che accrescere la mia rabbia e il mio senso di distanza da questa scuola.

A voi, insegnanti di adolescenti, chiedo con tutta la passione di cui sono capace:concedete ore di parole, piuttosto che minuti di silenzio, permettetegli di tirar fuori, piuttosto che li seppellire dentro.

Un minuto di silenzio

Si potevano mangiare anche le fragole

Tornando a casa da scuola Creatura continuava a piangere, pieno di sonno e accaldato. Mi sono fermata a bordo strada, in questa biscia di cemento mimetizzata tra i boschi, i rovi, il verde, il “prima”.

“Mamma, ci sono le fragoline!”. Nano ha delle antenne radar potentissime. Capta tutto, soprattutto se dotato di chilocalorie. “Possiamo raccoglierle?”

Ecco, incontrare ancora delle fragoline di bosco, dolcissime, e poterle raccogliere senza il terrore dei pfas, dello smog, delle scie chimiche é  il motivo della mia contentezza di oggi.

E della mia responsabilità per il domani.

 

 

 

Si potevano mangiare anche le fragole