Io scambio

Io scambio chiacchiere, idee, consigli, pettegolezzi;

scambio lievito, semi e rizomi, ricette culinarie;

scambio scarpe e vestiti;

scambio opinioni e pareri;

scambio figurine e bollini del supermercato;

scambio auto, case per vacanze, libri, appunti;

potrei scambiare marito;

scambio di posto in treno e sull’autobus;

scambio anelli e promesse,

auguri e cartoline;

scambio regali impacchettati;

scambio persone per altre.

Scambio nella libertà e nella pari dignità, scambio nell’ottica del dono, del regalo.
Uno scambio spesso non è alla pari nel valore dell’oggetto, ma lo è in quello delle persone che si incontrano.

Per questo non scambio il mio voto per una promessa di lavorare in un un confettificio ancora chiuso, o per un taglio di capelli gratis, o per una visita medica accelerata.
Non scambio perchè non è un dono, ma una presa per il culo: non solo non puoi mantenere le tue promesse vane, ma stracci la  mia libertà conquistata con la fatica di altri, il mio diritto alla democrazia, la mia dignità di essere pensante.

 

Annunci
Io scambio

prevenzione

Da educatrice e da cittadina mi chiedo sempre più spesso perchè ci sia così difficile ragionare e progettare in termini di prevenzione, invece che di riparazione.
Come professionisti, istituzioni, equipe, tendiamo a “procurare” per l’altro ciò che pensiamo gli occorra per uscire dal suo problema, più che “prenderci cura” della totalità della persona, ponendoci come obiettivo il Bene-Essere, che è molto più del non avere problemi.

Una gamba rotta si mette a posto col gesso, la riabilitazione, le stampelle. Sono d’accordo e ringrazio tutte le persone che fanno questo lavoro. Lo faccio spesso anch’io, e amo farlo.
Ma vorrei anche, da educatrice, progettare scale con corrimano e marciapiedi non dissestati, insegnare ad allacciare scarpe, mettere nastro adesivo antiscivolamento, fare ginnastica per la tonicità e la consapevolezza del proprio corpo in movimento.

Vorrei fosse riconosciuta l’importanza di Vivere Bene Sempre, per non arrivare ad ammalarsi, a far del male, a distruggere.
Vorrei che ci fossero politiche a favore delle scuole, della maternità, dei luoghi di aggregazione, delle biblioteche e dei teatri, del tempo libero, dei mercati artigiani, della montagna. Mi atterrisce la sproporzione tra la spesa per il “sociale riparativo” (comunque ridicolmente troppo bassa rispetto ad altri titoli di spesa!)  e quella per la cura e il mantenimento del bene.

Chi ci sta guadagnando?

prevenzione

educarci per i bambini

Iniziano a vedersi in giro pubblicità d’ogni genere di proposte estive per bambini: centri estivi, colonie al mare o in montagna, laboratori, settimane sportive, vacanze all’estero.

Le ho fatte e continuerò a farne anch’io, quindi non sputo sul piatto dove mangio. Ci sono esperienze arricchenti, di scoperta e sperimentazione, di incontro e crescita.

A volte però si profila lo spettro del parcheggio-bimbi che mi mette la pelle d’oca d’agosto. Animatori che non animano perchè non sono animati, educatori che non educano, venendo meno al senso del loro mandato.

“qualcosa ci inventiamo… casomai gli facciamo fare un disegno…perchè, un cartone non s può far vedere?” Come se ai bambini occorresse riempire il tempo, intasare le stanze di giocattoli. Come se non fossero persone da ascoltare, da interpellare, da cui farsi mettere in discussione, anche se solo per pochi giorni.

E’ difficile essere semplici per e come i bambini. Occorre preparazione, studio, lavoro su di sè, confronto con l’equipe. Non si improvvisa.

Siate seri, sono bambini.

educarci per i bambini

lasciate che i bambini vengano

Si diffonde il “NO KIDS”. Ristoranti, locali,hotel, stabilimenti balneari, voli aerei, servizi dove l’umanità sotto i 10 anni non può entrare (ne parla anche un articolo de la Repubblica del 27/1/2014).

Il fenomeno mi scandalizza, mi preoccupa e mi fa incazzare. Ma è solo la punta più visibile dell’iceberg. Sotto c’è un sommerso di posti, di situazioni, in cui i bambini non sono respinti, ma non si fa nulla perchè entrino volentieri. Negozi con ingressi dove non passa il passeggino, ristoranti senza seggioloni per mangiare o cuscino per le sedie, locali con bagni non solo senza fasciatoio, ma senza manco lo spazio per girarsi, corsi e conferenze dove non è prevista una stanza attigua per far giocare i bambini mentre i grandi ascoltano, celebrazioni religiose lunghe e noiose ….

Mossa stupida, crudele, controproducente.

Non stiamo solo dando prova di non avere rispetto per i piccoli, per chi non ha voce per difendersi (i bambini urlano e strepitano, è per questo che non li vuoi vicino. Ma se no li ascolti non capirai mai le loro ragioni, come fossero muti, a causa della tua sordità).

Ci stiamo togliendo la possibilità di farci soldi, tanti soldi. Proprio cinicamente così. Per i bambini si spende e si spade, oltre ciò che chiedono, ben oltre ciò di cui hanno bisogno. Cari commercianti, aprite la porta ai bambini, ed entreranno anche le loro mamme, le loro nonne, gli zii, i compagni di classe, le maestre di scuola, le babysitter….

E poi stiamo chiudendo le porte in faccia ai manager di domani, ai politici che ci governeranno, ai produttori che metteranno il cibo sulle nostre tavole, alle stiliste a alle sarte che decideranno il colore della prossima primavera estate, agli scout che ci faranno visita quando saremo rincoglioniti in casa di riposo, ai medici e alle infermiere che si prenderanno cura di noi, ai ristoratori che appenderanno alla porta il loro NO OLDSTER. Ci stiamo dado la zappa sui piedi!

Non credo la soluzione siano quei buonisti posti free kids. Sei lungimirante, tu che offri il pacchetto vacanze a misura di famiglia, tu che venfi il mobilio ad altezza bimbo, tu che fai il menù bambini. Sei un buon tappabuchi.

Ma la soluzione è una città, una società, una politica, una cultura, un’istruzione, un’educazione a misura di bambino. Perchè se un posto va bene per lui, va bene per tutti. Il bambino è garanzia di equità e giustizia.

 

lasciate che i bambini vengano

babbo Natale non esiste

Attenzione! questo post non è adatto alla lettura da parte di bambini, creduloni e commercianti!

Ho qualche problema col vecchio della Coca Cola. Niente di personale, ci mancherebbe, ma preferirei non presentarlo a mio figlio, ecco tutto.

Perchè?

1. Perchè non esiste, e scusa se è poco. E’ un personaggio inventato, irreale. Ma certo che come motivazione non regge. Gli racconto di fate dei boschi, di animali parlanti, di fagioli che arrivano al cielo… vero. Ma le fate dei boschi, gli animali parlanti e i fagioli non muovono un business incredibile, non innescano meccanismi di ricatto, reazioni relazionali quasi perverse. La fantasia fa girare il cervello; Babbo Natale fa girare l’economia… e le palle di chi fa il suo compito.

2. Perchè mi sembra affascinante, magica, emozionante la realtà. Cioè che nel giorno di Natale le persone che si vogliono bene possono manifestarselo anche facendosi un regalo. Il che significa che:

a) Le persone che hai attorno ti vogliono bene! (mica un vecch

io che non si fa vedere, e se si fa vedere è pagato dal proprietario del negozio)

b) le persone possono farti un regalo (non sono obbligate  a farlo per non deluderti!)

c) tu puoi fare un regalo a loro, e così partecipare alla festa (senza lasciar fare tutto alle renne, standotene al aspettare)

d) esistono anche modi diversi dal regalo per dirsi il bene: li andiamo a scoprire?

3. Perchè vorrei insegnargli a riconoscere altre magie: il segreto delle api, il modo in cui le formiche costruiscono la loro casa, il tempo che passa dalla semina al raccolto, come nascono i bambini, il genio di De Andrè, le rime alternate, la scrittura, fare i calcoli a mente, il perchè del lievito. Piuttosto mi terrei il beneficio del dubbio

sulla magia dell’incarnazione di Gesù, sull’Eucaristia, sulla vita dopo la morte. Non voglio togliere a mio figlio i motivi di stupore, vorrei costellargliene la quotidianità!

4. Perchè se tutta la faccenda si limitasse a un pacchetto che mamma e papà nascondono sotto l’albero…pure pure. Altro è un regalo ad ogni componente della famiglia si sente obbligato a fare ad ogni altro componete della famiglia (e per chi viene da una famiglia numerosa vi assicuro che è uno stress pensare ogni anno ad un regalo per ognuno!). “E suo fratello? Poi ci resta male?” “Loro ci fanno sempre un  regalo, vorrai mica fare brutta figura…!”. Diventa uno stress, una corsa al regalo low cost, uno spreco economico, e un regalo che perde la sua natura di dono, di pensiero fatto a misura dell’altro.  E’ una festa fintamente bimbocentrica. E già il bimbocentrismo mi irrita, figurarsi se è finto!

5. Perchè il bambino, nello stupore che noi adulti cerchiamo smaniosamente nei suoi occhi per sentirci ricompensati di tanto affanno, non cerca il dono di Babbo, il tintinnio delle renne. No, cerca ciò che ha esplicitamente, preventivamente, puntualmente chiesto via letterina. Ma quando mai i regali si richiedono? E’ Babbo Natale o è Amazon?! Chi crede non sia vero non ha mai visto un bambino deluso, arrabbiato, che straccia la carta e accantona il regalo che non è all’altezza delle sue aspettative. E mi sembra crudele fargli prima decidere e chiedere, e poi fregarsene e prendergli altro. Lo sai che ti chiederà il gioco costoso che non ti puoi permettere: diglielo prima, non farlo gasare fino al 25!

5. Perchè prima o poi scoprirà che è una cazzata. Potrebbe restarci male, perchè ci ha creduto veramente. Oppure potrebbe far finta di nulla per un altro paio d’anni, per paura che se fa coming out gli sarà negato il regalo.  E allora avrete creato l’ipocrita perfetto.

sono troppo cinica? voi che fate?

1489258_492814077497959_1642034215_n

babbo Natale non esiste

e se non succede niente di chi è la responsabilità?

“”E se poi succede qualcosa, di chi è la responsabilità?”

tradotto: se qualcuno si fa male, se qualcuno si lamenta, se qualcuno denuncia (ecco, soprattutto quest’ultimo, in realtà)… chi è che paga?

Lo dicono a chi vuole organizzare un evento o una manifestazione, a chi porta i ragazzini in campeggio, a chi porta il figlio a lavoro con sè, a chi fa una festa paesana, a chi organizza il compleanno del bambino a casa, a chi gioca a calcetto in modo amatoriale, a chiunque vuol fare qualcosa.

“no, sai…è un problema di assicurazione…”

Obiezione legittima, fondata, sensata. Ma che fa volare rasoterra.

Chiediti pure di chi è la responsabilità se succede qualcosa di male, ma chiediti anche di chi è la responsabilità se non succede niente di buono nel posto dove lavori, nel quartiere dove abiti, nei negozi che frequenti, nelle strade che percorri, nelle aule dove studi. Nessuno denuncia per omissione di interesse, di iniziativa, di buon senso, di forza di volontà, di creatività,  di voglia di fare qualcosa di nuovo, di positivo, di costrutitvo?!

e se non succede niente di chi è la responsabilità?