Un minuto di silenzio

L’hobbit medio ha 17 anni. L’età delle domande, dei silenzi, della la rabbia che scoppia all’improvviso, dei sogni che crescono più velocemente dei peli e dei muscoli, dei progetti che cambiano forma.

L’età dei desideri e delle paure.

L’età in cui l’altro ti specchia a tal punto che spesso ti riconosci più nel tuo compagno che nell’immagine che ti riflette al mattino.

Nella sua scuola è morto un ragazzo. Un Ragazzo di 17 anni, come lui. Che come lui e tutti i suoi compagni era probabilmente un frutto ancora acerbo di una bellezza in divenire, un mix di ormoni e rap, un impasto di serie tv ed emozioni.

Non Lo conoscevamo questo ragazzo, eppure oggi sentiamo che ha qualcosa da dirci, che c’è qualcosa che vorremmo dirgli. Perché non ce la possiamo tener dentro tutta questa malinconia, questa rabbia, questa angoscia. Abbiamo bisogno di guardarlo questo pezzo di specchio andato in frantumi, per non tagliarci le mani.

La risposta della scuola è stato un minuto di silenzio. E questo non fa che accrescere la mia rabbia e il mio senso di distanza da questa scuola.

A voi, insegnanti di adolescenti, chiedo con tutta la passione di cui sono capace:concedete ore di parole, piuttosto che minuti di silenzio, permettetegli di tirar fuori, piuttosto che li seppellire dentro.

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