prima volta in bicicletta

Se l’è portata dietro come un cavallo zoppo per tutta l’estate scorsa, spingendola nelle salite e nelle discese di Durlo. Guardava sfrecciare i suoi amichetti, pedalare veloci sulle loro bici con le rotelle. Ma lui le rotelle sulla sua non ce le aveva. ” Domani le compriamo”, gli ho ripetuto troppe volte. Lui mi rispondeva chiedendomi di portargli la sua bici senza pedali, la bici di Sulmona, per vedere se quella funzionava. Nemmeno in quello l’ho assecondato, pensando che se avesse avuto quella davvero non sarebbe mai salito su una bici normale.

Lui ha aspettato. Non era insistente, lamentoso, preoccupato. Non sembrava sentirsi inferiore agli altri. Dava proprio l’idea di uno che sa che arriverà il momento, e per questo valeva la pena portarsela ovunque, quella biciclettina gialla.

Perchè il momento giusto mica ti avvisa, quando arriva; e allora tocca stare sempre pronti, sempre con le mani sul manubrio pronte a partire.

La mia attesa era meno serena. Mi scocciava caricarmi in macchina questa bici sterile, fissare questi pedali sempre fermi. Non mi rassegnavo a quella catena caduta di cui nessuno si accorgeva. Ero impaziente, ecco. E allora ho provato a tenergli il sellino, a reggergli il volante, a sospingerlo. Durava un pò, mi chiedeva di aiutarlo, ma poi tornava al suo stile, alla sua indipendenza di pedone con bicicletta.

Poi il momento è arrivato. L’ho visto dalla finestra, all’improvviso. Il Nano in sella alla bici, i piedi sollevati sui pedali, in equilibrio, in discesa.
Facile, mi sono detta. La usa come quella senza pedali. Però forse….forse vale la pena provare.

“Nano, vuoi imparare a pedalare?”. Lui sorride mentre gli reggo il sellino. Il tempo di mettere i piedi sui pedali, intraprendere la discesa. Mi aspetto che appoggi i piedi, mi guardi soddisfatto del suo equilibrio e riparta da qui. Invece no. E’ il momento giusto.
Lui comincia a pedalare. Da solo. All’improvviso. Il manubrio gli trema per l’emozione. Ma non smette di pedalare, e di ridere.

Io mi commuovo più che di fronte ai suoi primi passi, perchè in questo suo prendere il volo e la distanza da me vedo il mio Nanetto crescere, cambiare, incarnarsi in uno dei cosiddetti “scatti di crescita”.

Ora, ancor più di prima, mi semini figlio mio: io resto dietro, guardo la tua scia andare a zig zag con euforia. Che sia una strada felice, Nano, ovunque ti porterà. DSC_0125.JPG

 

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